ATTENTO, il sistema ti controlla!!!
La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta.
In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i “providers” dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per
l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta !
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e “tutti i blog”, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Date la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico
www. senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=391198&idoggetto=413875

Art. 50-bis.
(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».
www. disinformazione.it
SALVIAMO IL TONNO ROSSO!
La Sea Shepherd Conservation Society non si riposerà molto dopo la fine della stagione della caccia alla balena condotta dai giapponesi, alla conclusione dell’Operazione Waltzing Matilda.
Ambo le navi di Sea Shepherd, la Steve Irwin e la Bob Barker, si recheranno nel Mediterraneo dall’Oceano Australe. L’obiettivo sarà di intercettare coloro che conducono operazioni illegali di pesca al tonno rosso e di opporsi a loro.
“Dobbiamo rendere consapevole il pubblico internazionale del fatto che una delle specie di pesci più singolari al mondo, il tonno rosso, è in via di estinzione a causa delle operazioni di pesca illegale alimentate dall’insaziabile domanda del Giappone per questo pesce costoso” ha dichiarato il Capitano Paul Watson, Fondatore e Presidente di Sea Shepherd.
Due settimane fa, un singolo tonno rosso è stato venduto al Giappone per £111.000.
Con questa taglia così elevata sulla testa di questa specie, i giorni della sua sopravvivenza sono contati. Man mano che il pesce diventa più raro, i prezzi a cui si venderà saranno più alti. Queste sono l’economia e la politica dell’estinzione.
Il settore del tonno del Mediterraneo, che è sostenuto da decine di milioni di Euro in sussidi, ha portato il tonno rosso sull’orlo dell’estinzione. Il numero degli esemplari è a tre anni dal collasso totale.
Eppure la corruzione e il crescente valore di mercato del tonno rosso intralcia qualunque vero sforzo di conservazione.
I membri della Convenzione di Washington (CITES) si incontreranno a marzo per dibattere se proibire il commercio del tonno rosso. Eppure, nella fase precedente a questo incontro, l’Unione Europea ha tolto dai propri programmi il tonno rosso al fine di non offendere i pescatori della Francia, di Malta, dell’Italia e della Grecia.
Il Presidente Nicolas Sarkozy ha cercato di proibire la pesca del tonno rosso ma è stato messo alle strette dai pescatori del suo stesso Paese. Ora egli sta tentando di proibire le esportazioni di tonno rosso in Giappone, e questo aiuterà molto, ma i pescatori francesi hanno minacciato di bloccare i porti se non ottengono quello che vogliono.
Questo è un anno fondamentale nella battaglia per salvare il tonno rosso.
La Sea Shepherd Conservation Society intende affrontare i bracconieri e non cederà di fronte a minacce e violenze da parte dei pescatori. Le nostre campagne nell’Oceano Australe contro i balenieri giapponesi negli ultimi sei anni ci hanno conferito l’esperienza e la risolutezza necessarie per affrontare i bracconieri in qualunque parte del mondo.
“Potremmo perdere una nave, ma perdere una nave è preferibile alla perdita del tonno rosso come specie” ha affermato il Capitano Paul Watson “Le navi si rimpiazzano, le specie no”.
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.seashepherd.org%2Fnews-and-media%2Fnews-100122-1.html&h=b00fb5989c820b4de9d6d53beb6d6d51
3 febbraio 1998-3 febbraio 2010: dodici anni senza giustizia
La manovra non autorizzata e l’imprudenza dei piloti costa la vita a 20 persone tra cui 3 italiani che si trovavano a bordo della cabina precipitata al suolo dopo un volo di ottanta metri.
Il governo statunitense ha stanziato 40 milioni di dollari in risarcimento, tante scuse ed un processo che non ha condannato nessuno. Una sentenza troppo generosa per la morte di venti persone.
Nel nostro Paese invece, nessun processo è mai stato celebrato, in base alla decisione del Giudice per le indagini preliminari di Trento, che ritenne la giurisdizione del caso dovesse essere riconosciuta alla giustizia militare statunitense, in virtù della Convenzione di Londra del 1951 sullo statuto dei militari della NATO.
A dodici anni di distanza dall’accaduto, la stage del Cermis resta ancora una ferita aperta e nessuna giustizia reale sembra stata fatta.
NON DIMENTICHIAMO!
CAPITALISMO=SCHIAVISMO
Sabato 19 dicembre,gruppi autonomi di Ivrea,Torino,Bardonecchia e Novara hanno svolto un'azione parallela volantinando nelle proprie città contro il precariato e contro il sistema capitalista.E' totalmente falso che il lavoro precario diminuirà il tasso di disoccupazione.
Il precariato è un'importante arma del sistema capitalista. L'obbiettivo principale è farci diventare un'esercito di schiavi disoccupati,disposti a lavorare con un salario illusorio!
SMASH CAPITALISM ACTION!
Per contatti con AUTONOMI NAZIONALISTI NOVARA (blocconeronovara@libero.it)
BOICOTTA TELETHON!LA RICERCA NON E' VIVISEZIONE.

Sabato 12 dicembre, gruppi di giovani nazionalisti hanno volantinato nelle città di Ivrea,Torino,Bardonecchia contro chi in nome della ricerca raccoglie fondi per finanziare la vivisezione e lo sfruttamento animale.
Non essere complice di questa infame mattanza.
GOOD NIGHT RED SIDE TORINO 31-10-2009


GLI AUTONOMI E I MILITANTI NAZIONALISTI GRIDANO BASTA ALLA AMBIGUA POLITICA "DEI DUE PESI E DUE MISURE"!
VOGLIAMO CHE VENGANO RICONOSCIUTI ANCHE A NOI I NOSTRI DIRITTI, VOGLIAMO UNO SPAZIO!
ANTI-ANTIFA!
UN SISTEMA ECONOMICO ORIENTATO AL PROFITTO
Le multinazionali, le banche e i fondi di investimento vogliono aumentare le rendite per i loro azionisti, cioè coloro che posseggono una parte dell'azienda. Lo scopo degli investitori è quello di ottenere rendite sempre maggiori dal capitale che hanno investito e per questo motivo i manager delle banche e dei fondi di investimento che devono cercare di realizzare alti profitti nel minor tempo possibile, non si curano del fatto che i loro sporchi affari distruggano la vita delle persone e l'ambiente.
La globalizzazione ha permesso che il capitale potesse essere impiegato ovunque per ottenere la massimalizzazione del profitto portando così le banche ad agire nei Paesi più poveri del mondo, dove è possibile avviare progetti redditizi che però danneggiano gravemente l'ambiente e le persone del posto. E non finisce qua, le banche arrivano a corrompere i governi, che indebitano il loro Paese per cifre difficilmente saldabili. A pagare questi debiti sarà la popolazione locale, che a causa dell'indebitamento dei loro paesi, sono costretti a rinunciare all'assistenza sociale e alle infrastrutture come scuole o ospedali.
Quando depositiamo i nostri soldi, i nostri risparmi nei fondi di investimento non ci rendiamo conto che facciamo lavorare per noi persone che non hanno niente. Ci sono persone che hanno molto di più di quanto necessitano per vivere, e nonostante ciò continuino ad arricchirsi a spese dei più poveri. Questa è la perversa logica del capitalismo...
BANCHE E FONDI ALLA RICERCA DI RAPIDI E ALTI PROFITTI SONO I VERI RESPONSABILI!
G20 A PITTSBURGH: SCONTRI TRA POLIZIA E MANIFESTANTI


Non c'e nessuna speranza nel capitalismo...lotta anche tu, sei un UOMO LIBERO!
TORINO 19 SETTEMBRE 2009 MANIFESTAZIONE CONTRO IL G20
Non dobbiamo lasciare il potere nelle mani delle èlite economiche e delle multinazionali. Bisogna combattere contro un sistema economico che trae profitto dall'oppressione e dalla distruzione sistematica dell'ambiente. ATTACCA ANCHE TU IL SISTEMA!!! 




LE TRE GRANDI ORGANIZZAZIONI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Queste istituzioni furono fondate per cercare di migliorare la situazione economica dei loro Paesi membri (infatti rappresentano quasi tutti i Paesi del mondo) e in generale del mondo intero. Infatti lo scopo della Banca Mondiale è quello di lottare contro la povertà e aiutare i Paesi in via di sviluppo, L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) si propone di migliorare le relazioni commerciali fra Stati e il Fondo Monetario Internazionale mira ad aiutare quei Paesi con difficoltà economiche.
Tuttavia i fatti dimostrano che i veri scopi di queste organizzazioni sono stati la liberalizzazione e la privatizzazione, soprattutto nei Paesi poveri, operando così a vantaggio delle multinazionali.
Questo perche le ricche nazioni industrializzate hanno molta più voce in capitolo rispetti alle nazioni povere e questa loro politica a favore delle multinazionali non ha fatto altro che peggiorare le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone e aumentato i profitti delle grosse aziende.

SMASH THE SISTEM!!!
LA BANCA MONDIALE
La banca mondiale concede molti crediti ai Paesi in via di sviluppo per finanziare di progetti attraverso i quali le multinazionali guadagnano bene a discapito della popolazione e dell’ambiente che soffrono. Vengono addirittura finanziati i palazzi del governo!!!
Dall’inizio degli anni Ottanta la Banca Mondiale presta denaro solo a chi rispetta delle rigide condizioni economico-politiche. Si tratta di “programmi di adeguamento alle strutture” tramite le infrastrutture dei “Paesi postulanti” devono essere adattate alle esigenze dell’economia del libero mercato: devono diminuire i salari, privatizzare le istituzioni pubbliche e ridurre le spese sociali. Con l’attuazione di questi programmi molti Paesi pagano le conseguenza perche non hanno più denaro per scuole e ospedali e sono costretti a privatizzare. Le multinazionali invece giovano di questa situazione perche possono gestire privatamente tali strutture, ovviamente solo per i ricchi: devono pur rendere qualcosa!
L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO
Il WTO fu fondata il 1 gennaio 1995 e si prefigge di proteggere gli interessi dei proprietari di capitale e delle imprese nel commercio globale grazie ad accordi internazionali e può imporre questi accordi in tutto il mondo per mezzo di sanzioni commerciali. Ecco un esempio che può chiarire ogni dubbio: gran parte della popolazione europea è contraria all’impiego della tecnologia genetica nell’agricoltura e per la produzione di alimenti. Così l’UE aveva deciso inizialmente di non mettere in circolazione organismi geneticamente modificati. Ma gli USA sostennero che se in Europa questi prodotti non fossero stati commercializzati le loro multinazionali avrebbero guadagnato 500 milioni di dollari in meno. Così sporsero querela al tribunale dell’WTO, il quale emise la sentenza che se l’UE non commercializzava questi prodotti sarebbe andata incontro a pesanti sanzioni. E CHI SE NE FREGA COSA AVEVA DECISO LA POPOLAZIONE!
L’Organizzazione Mondiale del Commercio ha 151 paesi membri e, a differenza delle altre due organizzazioni della globalizzazione, ogni paese ha diritto ad un voto, anche se la maggior parte delle votazioni si conclude a favore dei Paesi ricchi. Per molti paesi poveri non è economicamente possibile partecipare alle numerose votazioni della commissione a Ginevra e nonostante le decisioni più importanti vengano vengano prese solamente durate la conferenza dei ministri dell’Economia e del Commercio, i rappresentanti dei Paesi poveri sono comunque svantaggiati. Infatti durante le conferenze non possono minimamente influire sui dettagli dei contratti messi ai voti. È ancora più problematico il fatto che molti di essi non hanno il coraggio di opporsi alle decisioni prese a causa della dipendenza che hanno alle nazioni sviluppate.
FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
L’FMI è accusato di aver fatto precipitare in gravi crisi economiche molte nazioni come l’Argentina, l’Indonesia, la Thailandia e la Corea del Sud e riducendo alla fame e alla povertà milioni di persone a causa della sua politica monetaria.
LA STRAGE SEGRETA DEI DELFINI
Quando arrivano questi intelligentissimi cetacei che migrano verso i mari del sud, i pescatori prendono il largo e, battendo i remi sull’acqua, creando un muro di suono che disorienta i delfini,vengono catturati nelle reti e spinti in un’insenatura naturale. Qui alcuni esemplari vengono prelevati per essere poi spediti ai delfinari per far divertire la gente di tutto il mondo. Gli altri, circa 20mila ogni anno, vengono uccisi a colpi di fiocine e arpioni. Ma la loro pregiatissima carne (uno dei piatti nazionali del Giappone) per cui vengono così brutalmente assassinati, finisce nel cibo di cani, gatti e addirittura nel mangime per i polli!
Fino ad oggi soltanto chi aveva le mani sporche di sangue di questi animali era al corrente di cosa succedeva nella baia di Taiji, tenuta sotto stretta sorveglianza da telecamere e guardie armate, oltre che recintata da siepi e filo spinato. Ora che la verità e gli orrori sono venuti a galla il governo giapponese si difende affermando che “uccide per ricerca scientifica”! E se anche fosse per questo motivo, sarebbe ugualmente intollerabile…
MULTINAZIONALI, UNA MINACCIA PER IL FUTURO
Il mondialismo, termine più vasto per indicare la globalizzazione, è cresciuto di pari passo con le nuove tecnologie di comunicazione come internet e l’abolizione di regolamentazioni politiche nel commercio mondiale che portarono a un’accelerazione di intrecci internazionali, soprattutto in ambito economico. Si tratta di un progetto di omologazione dei popoli e dei continenti al pensiero unico totalitario del Nuovo Ordine Mondiale. Il problema della globalizzazione è che, come il capitalismo, rappresenta un vantaggio per chi è già relativamente ricco. Infatti non è facile rendersi conto che ricchezza e povertà si condizionano a vicenda e che la parte più ricca della popolazione vive a carico dei poveri. La globalizzazione ha reso i gruppi multinazionali i signori del mondo. Essi fanno pressioni sui governi ottenendo il loro sostegno sottoforma di sovvenzioni, manipolano l’opinione pubblica e traggono profitti dallo sfruttamento umano e distruggendo l’ambiente. Inoltre questi signori si spartiscono la maggior parte delle ricchezze del mondo che per questo motivo sono distribuite in maniera così poco equa. Il potere delle multinazionali è scaturito dal fatto che la globalizzazione ha fortemente promosso la facilitazione nello scambio di merci, capitali e servizi e hanno filiali in ogni zona del mondo. Oggi quasi tutte queste grandi aziende traggono profitti dalla produzione nei cosiddetti Paesi a basso costo del lavoro, quindi i Paesi più poveri dove la manodopera costa poco. La merce viene poi rivenduta con ampi margini di guadagno. Eppure queste mega imprese danno lavoro solo a una piccolissima parte della popolazione, quindi non creano nemmeno occupazione. Vanno però a danneggiare quelle piccole medie imprese che operano in un mercato locale e che però creano più posti di lavoro.

Le multinazionali operano tramite istituzioni pubbliche o semi-pubbliche e possono contare su lobby influenti come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, con l'obiettivo di instaurare un unico Governo Mondiale, depositario del sistema economico, politico, culturale e religioso, un governo che pianificherà e concretizzerà l'asservimento dei popoli mediante diabolici meccanismi della grande usura.
Non dimentichiamoci poi dell’impronta ecologica che lasciano sul nostro Pianeta. Soprattutto le nazioni industrializzate danneggiano in modo considerevole l’ambiente e il cambiamento del clima globale è solo un esempio. Causa di tutto è il maggior benessere. Secondo lo studioso di ecologia Stephen Palaca i cinquecento milioni di persone più ricche del mondo sono responsabili quasi da sole del cambiamento climatico!
Questi sono solo alcuni dei temi che approfondiremo nella nostra rubrica affinchè possiate farvi un’opinione e agire di conseguenza.

NON FACCAMOCI DETTARE COME VIVERE DAL CONSUMISMO!
Animal Liberation Front SUPPORTERS
L'ALF è formato da gruppi autonomi di persone, chiamati cellule, che in tutto il mondo eseguono azioni seguendo queste linee guida:

RESISTENZA FEMMINILE
Inoltre riteniamo sia nostro dovere supportare quelle iniziative proposte da gruppi femminili italiani ed europei che rispecchiano i nostri ideali.
MAI PIU' SOLDATI ITALIANI MORTI IN UNA GUERRA CHE NON CI APPERTIENE!
In Piazza Solferino e dintorni veniva piazzato uno striscione con chiazze di colore rosso assieme ad un gran numero di volantini che riportavano “NEPPURE UNA GOCCIA DI SANGUE ITALIANO VERSATO PER UNA GUERRA DI ALTRI”, per simboleggiare il sangue dei soldati italiani caduti in una guerra di altri come quella che si sta combattendo in Afghanistan.
La nostra partecipazione è stata decisa in quanto appoggiamo al 100% la richiesta di ritiro immediato dall’Afghanistan (e da tutti i fronti in cui sono presenti truppe italiane).
Richiesta che, a quanto sembra da recenti sondaggi, sarebbe condivisa dalla maggioranza dei cittadini italiani.
Senza considerare l’importante tema degli altissimi costi che queste guerre hanno (soldi che sarebbe meglio utilizzare per sostenere il crescente numero di disoccupati e precari, piuttosto che per finanziare conflitti in nome di interessi altrui), un recente sondaggio del 28 luglio ( http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://it.notizie.yahoo.com/19/20090728/twl-afghanistan-opinione-pubblica-britan-b689c2c.html ) ha mostrato che se nel febbraio 2007 (in pieno governo Prodi) il 54% del campione si dichiarava favorevole al ritiro delle truppe dal fronte, oggi i favorevoli al ritiro si attestano al 56%!
Un sondaggio molto simile è stato svolto dall'Independent in Gran Bretagna, con il risultato che ‘il 58% degli inglesi pensa che quella in Afghanistan sia una guerra inutile e che i soldati del Regno Unito dovrebbero tornare a casa e solo il 31% si dichiara favorevole a proseguire l'impegno.’ (http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://it.notizie.yahoo.com/19/20090728/twl-afghanistan-opinione-pubblica-britan-b689c2c.html ).
Ciò ci porta a porre un’ulteriore domanda: in Democrazia chi governa deve o no tenere conto della volontà dei cittadini?
In altre parole, i rappresentanti eletti dal Popolo italiano al Parlamento e nel Governo hanno o no l’obbligo di considerare le richieste che provengono dal basso, specie quando sia addirittura una maggioranza a richiederle?
O la volontà del potere globale e delle elitès che lo gestiscono è più importante?
Ma, in questo caso, non verrebbe di fatto a realizzarsi un sistema oligarchico (sistema di governo di una minoranza, di un gruppo ristretto di persone ed è anche detto Governo di Pochi), che decide in sprezzo totale della volontà dei cittadini e fa scelte condivise solo da ristrette oligarchie di persone .
E può quindi il sistema in cui viviamo definirsi una ‘democrazia’?









